Recessione finita, il Pil torna a crescere (poco)

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La buona notizia è che il Pil ha smesso di decrescere su base annua e nei dodici mesi la variazione è pari a zero (contro aspettative degli esperti pari a un meno 0,2 per cento). La notizia meno positiva è che – come era comunque lecito attendersi in caso di riscontri positivi – la crescita della produzione interna lorda è ben poca cosa rispetto a quanto ci si augurerebbe dopo un lungo periodo di lacrime e sangue.

In ogni caso, almeno fino ad ora, a prevalere sono i commenti cautamente soddisfatti. Come quello del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, secondo cui “è un dato positivo, non è entusiasmante, comunque c’è un’inversione di tendenza”.

A ben vedere i dati pubblicati, il merito sembra essere largamente attribuibile all’andamento del settore manifatturiero, che finalmente sembra credere nell’export, e sfruttare gli effetti positivi del mini-euro, del basso prezzo dell’energia e della politica monetaria ultra accomodante decisa a Francoforte dalla Bce di Mario Draghi.

Secondo quanto afferma Sergio De Nardis, capo economista di Nomisma, sulle pagine del quotidiano Il Sole 24 Ore, “il rialzo del Pil si è realizzato nonostante un contributo negativo delle esportazioni nette e grazie al positivo andamento della domanda interna. Quando si avranno i dati completi occorrerà verificare quanto il rimbalzo delle scorte, scese costantemente nei trimestri precedenti, abbia sostenuto il Pil in gennaio- marzo”.

In sintesi, qualora il rimbalzo fosse sostenuto, la spinta al recupero nel secondo trimestre potrebbe affievolirsi. Tuttavia, alcuni altri osservatori ritengono che la crescita reggerà anche nel corso della parte rimanente dell’anno, condotta da una combinazione di domanda interna ed estera e sulla scia della considerazione che a prevalere, in ambito domestico, sarà il recupero dei consumi più che quello degli investimenti.

Non manca comunque una cautela di fondo, espressa dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che ha dichiarato come “il dato sul Pil diffuso dall’Istat è superiore alle nostre aspettative e rende ancora più a portata di mano il raggiungimento dell’obiettivo di crescita dello 0,7% nel 2015, indicato del Def. È presto per cantare vittoria, ma questo è il segnale della svolta impressa all’economia dalle politiche del Governo”. Tuttavia, ha poi aggiunto Padoan, “con il mix di riduzione delle tasse, sostegno ai consumi, stimolo agli investimenti e riforme strutturali abbiamo creato le condizioni per cogliere la finestra di opportunità determinata dal Qe e dal calo del prezzo del petrolio. Non dimentichiamo che le decisioni della Bce e quelle sulla flessibilità della Commissione europea sono state rese possibili dall’atteggiamento responsabile dei singoli stati nella gestione dei bilanci e in una programmazione finanziaria in equilibrio tra risanamento e sostegno a crescita e occupazione”.

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