L’Italia torna in deflazione

Nessuna sorpresa è giunta dai dati macroeconomici che sono stati pubblicati negli ultimi giorni in relazione all’area euro. La prima stima di crescita economica per il terzo trimestre ha infatti mostrato un aumento del prodotto interno lordo dello 0,3 per cento trimestre su trimestre come in primavera e in linea con le previsioni di consenso. Su base annua, il PIL dovrebbe aver ancora viaggiato a 1,6 per cento anno su anno, al di sopra del potenziale. Nei mesi estivi, consumi e investimenti (in particolare in costruzioni) dovrebbero aver sostenuto la crescita del PIL, ma il dettaglio si avrà solo il 15 novembre 2016, con la pubblicazione dei dati post stime.

Le indagini di fiducia segnalano una dinamica più vivace a fine anno, che lascerebbe la crescita media annua all’1,6 per cento. Per quanto concerne invece i prezzi, l’inflazione sale per l’Eurozona a 0,5 per cento da 0,4 per cento, in linea con le previsioni e sulla scia del rimbalzo della componente energia. Per il momento le pressioni sulla dinamica dei prezzi interni restano contenute, come dimostra l’inflazione core che resta stabile a 0,8 per cento, come negli ultimi cinque mesi. Tra novembre e marzo l’inflazione sottostante sarà spinta verso l’1,1 per cento da un effetto base favorevole. Tuttavia, per un “aumento durevole della dinamica dei prezzi verso il 2 pe cento”, come auspicato dalla BCE, è probabilmente necessario assistere all’evidenza di pressioni più chiare sui prezzi interni.

Tra i dati macro che ci riguardano maggiormente da vicino, un cenno è certamente ascrivibile a quanto accaduto in Italia sul fronte della pubblicazione dati relativi all’inflazione preliminare, che in controtendenza rispetto alla media dell’area segna una battuta d’arresto e si riporta in territorio negativo, a -0,1 per cento da 0,1 per cento anno su anno a settembre, mentre le previsioni puntavano ad un’inflazione stabile.

Per quanto concerne gli Stati Uniti, il calendario macro – non ricchissimo nelle ultime ore – ha comunque portato in dote la pubblicazione dell’indice di fiducia Chicago PMI, che in ottobre si porta a 50,6 punti da 54,2 punti del mese precedente. Pur restando sopra la soglia dei 50 punti, che divide espansione da contrazione dell’attività, il risultato è decisamente inferiore ai 54 punti che erano invece attesi dalla maggioranza degli analisti.

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