Famiglie meno fiduciose delle imprese

Secondo quanto afferma un recente studio condotto dall’Istat, con risultati pubblicati dal quotidiano Il Sole 24 Ore lo scorso 26 febbraio 2016, l’avvio del nuovo anno sembra aver raffreddato gli entusiasmi delle famiglie che consumano. Tanto che, in buona evidenza, oggi sono le imprese quelle più fiduciose sul futuro, rispetto ai nuclei familiari.

Stando all’Istat, infatti, nel mese di febbraio l’indice di fiducia dei consumatori è sceso di oltre quattro punti percentuali passando a quota 114,5 da 118,6. A peggiorare è in particolare il saldo dei giudizi dei consumatori sulla situazione economica del paese negli ultimi 12 mesi , che passa a -37 da -22 di gennaio, come principale conseguenza dell’aumento delle quote di coloro che giudicano la situazione peggiorata( a 22% dal precedente 17,3%).

A contribuire negativamente al deterioramento dell’indice di fiducia sui consumatori è stata anche la crisi economica internazionale, con prospettive di crescita sempre più fragili e, dunque, aspettative sempre meno convinte sul prossimo futuro. E, a proposito di aspettative, nuociono soprattutto quelle relative alla disoccupazione (n aumento, con un saldo a quota 12 contro il precedente 1).

Come anticipato dal titolo del nostro approfondimento odierno, a febbraio è invece apparso in miglioramento l’indice composto del clima di fiducia delle imprese, passando da 101,4 punti a 103,1 punti, grazie principalmente al maggiore ottimismo nel settore delle costruzioni . Per quanto concerne i principali settori, si denota un calo della fiducia nella manifattura (a 102, da 103), mentre è stabile l’andamento nei servizi di mercato a 119,3 da 114,6. Oltre al già accennato miglioramento nelle costruzioni (a 119,3 da 114,6), si riscontra anche il balzo nel commercio al dettaglio (a 106,5 da 102).

Stando alle affermazioni effettuate dall’ufficio studi della Confcommercio, il calo della fiducia delle famiglie, che rimane comunque su livelli elevati, “è un segnale non tanto del deteriorarsi delle condizioni economiche quanto della presa d’atto da parte delle famiglie di essere dentro un processo di crescita debole, soggetta a rischi derivanti dallo scenario internazionale. Le preoccupazioni maggiori concernono, infatti, la situazione economica del paese e le sue prospettive future”. Per Intesa Sanpaolo, invece, il calo della fiducia dei consumatori di febbraio e la flessione su base mensile delle vendite al dettaglio di dicembre “non appaiono preoccupanti, anche alla luce del recupero della fiducia delle imprese nel settore del commercio: per il morale dei consumatori si tratta di una correzione “fisiologica” da un massimo pluriennale, e lo shock sui prezzi energetici sembra poter continuare ad alimentare un recupero di potere d’acquisto delle famiglie in altri termini, ci aspettiamo che la spesa per consumi possa essere anche nel 2016 il principale motore di crescita dell’economia italiana”.

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