Bonus da 80 euro: è davvero servito?

Qualcuno se lo è già dimenticato, ma il bonus da 80 euro predisposto dal governo Renzi permane ancora – in via strutturale, o quasi – nelle buste paga degli italiani. Ma, vogliamo domandarci in questa sede di sintesi, il bonus è davvero servito? È stato speso? O è stato indirizzato verso un congruo risparmio?

Per cercare di rispondere alla domanda di cui sopra non possiamo che affidarci alle rilevazioni effettuate da Bankitalia, che nella sua relazione annuale certifica che il bonus è stato consumato per circa il 90%, nell’ottica di una complessiva revisione dei modelli di consumo da parte delle famiglie.

Ad ogni modo, il bonus è servito, eccome. Stando a quanto riepilogava il quotidiano La Stampa, ad esempio, nel 2014 il bonus ha rappresentato una gradevole iniezione di liquidità di 7 miliardi di euro (0,6% del Pil), riducendo dunque la quota di nuclei familiari che segnalano di arrivare a fine mese con difficoltà (riduzione pur molto lieve). “Assieme al calo dell’inflazione e ad un lieve miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro questa misura ha infatti contribuito ad interrompere la caduta del potere d’acquisto” – sottolineava ancora il quotidiano torinese.

A beneficiare del bonus sono 5,5 milioni di nuclei familiari, un quarto del totale. Tuttavia, aggiungeva Bankitalia, “poiché molti di coloro che l’hanno ricevuto vivono in famiglie che percepiscono altre fonti di reddito i nuclei appartenenti al quinto più basso della distribuzione del reddito equivalente hanno ricevuto meno del 15% dell’importo totale stanziato”.

Stabilito quanto precede, Bankitalia ricorda che nel 2014 il reddito disponibile degli italiani è cresciuto dello 0,2%, rimanendo dunque invariato in termini reali. I prezzi e le rendite delle case sono invece scesi ancora, mentre i consumi complessivi sono calati dell’8%, giungendo al di sotto dei livelli del 2007.

Di interesse anche comprendere come cambia la composizione della spesa, che si è orientata – si legge ancora nel dossier Bankitalia – “verso beni e servizi primari” come sanità e generi alimentari. È aumentata inoltre la quota di spesa destinata ad affitti e servizi per la casa mentre si è ridotta la quota relativa ai consumi comprimibili (trasporti, abbigliamento e calzature, mobili elettrodomestici).

Insomma, a trarre le estreme sintesi, possiamo accertare una cosa: il bonus da 80 euro è servito – eccome – ma non è certo bastato per rilanciare i consumi e le prospettive di investimento degli italiani. Un primo passo che non potrà che essere accompagnato da piani di sviluppo più concreti, di breve e medio termine.

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