Bambini che ingrassano? Ecco un trucco per non farli diventare sovrappeso

Uno studio internazionale condotto da un team di ricercatori della University of California, a San Diego, e pubblicato sulla rivista Pediatric Obesity, dichiara che per poter evitare un rapido ed eccessivo incremento di peso è sufficiente indurre il proprio bimbo a mangiare lentamente. Una regola che vale per tutti – adulti inclusi – ma che proprio sui bambini sembra poter garantire i migliori risultati.

Insomma, anche senza alcuna variazione nel regime alimentare, ottimi risultati possono essere raggiunti attraverso una migliore educazione all’alimentazione e alla gestione dei tempi a tavola… con una serie di semplici regole che potrebbero essere opportunamente adottate anche dai genitori, al fine di fungere da concreto e buon esempio alle velleità di benessere dei figli.

In particolar modo, gli esperti affermano che attendere 30 secondi tra un boccone e l’altro potrebbe aiutare i bimbi ad avvertire il senso della sazietà e, complessivamente, mangiare di meno. Per giungere a tale conclusione gli studiosi hanno preso in esame un campione di bambini e ragazzini di età compresa tra i 6 e i15 anni, per un anno: metà di essi doveva mangiare lentamente aspettando – appunto – 30 secondi tra un boccone e l’altro. E per aiutarli a fare ciò, i ricercatori hanno fornito loro una clessidra che scandiva il tempo necessario di attesa. L’altra metà del campione doveva invece mangiare liberamente, come da preferenze. Una piccola costrizione che tuttavia, come vedremo tra poche righe, ha aiutato i più piccoli e i loro genitori a giungere a risultati di grande rilevanza: in buona parte dei casi il tutto è stato inoltre interpretato dai bimbi come una sorta di “gioco”, rendendo dunque più leggera la necessità di affrontare con maggiore calma e consapevolezza il momento dell’avvicinamento al cibo.

E i risultati? Ebbene, stando alla ricerca, a 6 e 12 mesi dall’inizio dell’esperimento i risultati sono stati sorprendenti: i bambini del gruppo della clessidra erano dimagriti mediamente del 5%; quelli dell’altro gruppo erano ingrassati fino al 12%. Dunque, tra i partecipanti ai due diversi gruppi sarebbe stata consolidata una differenza fino a 17 punti percentuali nella tendenza all’assunzione di peso, o alla perdita dello stesso.

Altri studi sono ora stati annunciati in tal materia. Lo scopo è accertare in che modo sia possibile cercare di affinare ulteriormente l’avvicinamento ai ritmi di assunzione del cibo, delineando una linea guida che possa soddisfare pienamente l’obiettivo più importante: il miglior benessere dei più piccoli.

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