Babbo Natale: si può festeggiare anche senza essere credenti

Festeggiare il Natale? Si può (o si deve?) anche senza essere credenti. E per averne una matura dimostrazione, si può guardare a quanto accade in Giappone, dove sebbene tale giorno non sia festivo (nel Paese, d’altronde, soltanto l’1% della popolazione è di religione cattolica, considerato che sono quasi tutti buddisti e scintoisti), ciascuno il 25 dicembre si prepara a pranzare a base di due piatti tipici natalizi: il pollo fritto e la torta.

E sono in molti – ricordava in questo proposito il quotidiano Italia Oggi in un bell’approfondimento del 23 dicembre 2015, a pagina 17 – a non sapere che queste due specialità non hanno nulla a che vedere con gli alimenti consumati. E valutato che ciò accade da molto tempo, ne è derivato che oggi giorno i bimbi giapponesi si sono abituati a consumare carne di pollo, seguita proprio dal dolce natalizio, senza preoccuparsi più di tanto dell’origine di tale celebrazione.

Per quanto intuibile, tale prassi sembra essere gradita ai più, aziende comprese. Dal punto di vista commerciale, infatti, il successo per i produttori di pollo è assicurato. E dunque fa un po’ comodo a tutti il fatto che si continui a celebrare tale festività, come le altre che arricchiscono il calendario giapponese. Niente di religioso, quindi, ma una semplice tradizione, visto che Natale non è nemmeno un giorno festivo.

E se pensate che quella del Babbo Natale giapponese sia una tradizione “unica”, vi sbagliate di grosso. Lo stesso approfondimento ricorda infatti come nel Paese in genere i matrimoni si celebrano in rito shinto e i funerali seguendo quello buddista. Altra tradizione tipica è quella dell’albero di Natale, che viene venduto in gran quantità. Insomma, statistiche alla mano succede che quasi tutti i bambini giapponesi (il 90%) fra i tre e i sette anni crede in Babbo Natale, che spesso compare nei centri commerciali nell’ottica di operazioni di marketing.

Alla fine, quel che conta è sempre festeggiare. Sono contenti i bambini, sono contenti le industrie alimentari, sono contenti anche i genitori che – pur non potendo celebrare l’evento poiché non festivo e poiché non appartenente al proprio credo – finiscono con l’essere coinvolti in un clima di maggiore serenità. Una bella lezione che potrebbe essere applicata anche nel resto del mondo dove, tra consumismo e religione, ci si interroga troppo spesso se sia o meno il caso di celebrare gli eventi più importanti in calendario…

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