Editoriale "L'angolo del Rock"
U2: "Achtung Baby"
di Samuel
Torresani - 2005
Achtung Baby
Island, 1991
1 – ZOO STATION
2 – EVEN BETTER THAN THE REAL THING
3 – ONE
4 – UNTIL THE END OF THE WORLD
5 – WHO’S GONNA RIDE YOUR WILD HORSES
6 – SO CRUEL
7 – THE FLY
8 – MYSTERIOUS WAY
9 – TRYIN’ TO THROW YOUR ARMS AROUND THE WORLD
10 – ULTRA VIOLET (LIGHT MY WAY)
11 – ACROBAT
12 – LOVE IS BLIND NESS
Rate *****1/2
Chiusi gli anni ’80 con la parziale delusione di Rattle
& Hum (Island, 1988), gli U2 rinunciano a schierarsi in
modo serioso e combattivo contro le contraddizioni della società,
cercando di impersonare ironicamente i mali del mondo occidentale,
indossando quella maschera che secondo Oscar Wilde dà
agio all’uomo di dire la verità.
È un atteggiamento che porterà a parecchi malintesi,
discussioni e incomprensioni ed Achtung Baby ne è il
primo segno. È un album che riflette il concetto di
musica post-moderna, veloce, tecnologica, contaminata, ma
non a scapito della potenza melodica che da sempre rappresenta
una delle caratteristiche peculiari della band irlandese.
Il disco venne registrato in parte e Dublino e in parte agli
studi Hansa di Berlino con la produzione di Daniel Lanois
e con la partecipazione di Brian Eno e Steve Lillywhite,e
segna un cambio risoluto di rotta musicale da parte del gruppo:
il cambiamento secondo Bono era inevitabile perché
c’era bisogno di nuove sonorità per trovare stimoli
freschi. È sicuramente meno spontaneo dei vecchi Boy
(Island, 1980), War (Island, 1983) e del campione di vendite
The Joshua Tree (Island, 1987), ma più riflessivo,
introspettivo e forse anche bugiardo.
La svolta non è indolore, infatti tra i fans disorientati
si alzano voci di dissenso alla nuova linea di Bono, ma solo
in un primo momento: nel corso dei mesi il successo dell’album
crebbe in maniera esponenziale arrivando a vendere più
di 10 milioni di copie nel mondo. A favorire il successo del
disco ci pensarono anche i concerti dello spettacolare tour
che seguì: gli U2 si muovevano all’interno di
una scenografia avveniristica e altamente tecnologica formata
da una serie di schermi che proiettavano immagini di vario
tipo, citando la mostruosa complessità e le insanabili
contraddizioni dell’attuale mondo della comunicazione
- idea poi ripresa per la promozione di Pop (Island, 1997),
con concerti fatti in grandi supermercati, in cui la band
si metteva in vendita come qualsiasi altra merce.
L’elemento innovativo più importante fra quelli
presenti in Achtung Baby è una sorta di “beat”
elettronico di derivazione hip-hop: la band usa questi standards
da musica dance in almeno metà delle dodici tracce
del disco, spesso coprendoli poi con forti mixaggi di chitarra,
tecnica frequentemente utilizzata in quegli anni da diverse
giovani band inglesi come gli Happy Mondays e i Jesus Jones.
Un esempio su tutti è dato da Mysterious Way, che ostenta
un’eccitante presa e un assolo di chitarra nel quale
The Edge passa da uno dei suoi soliti lampi di luce a un insidioso
riff funk.
In altre canzoni, come nell’inizio ricco di distorsioni
e feedback di Who’s Gonna Ride Your Wild Horses, The
Edge richiama la cacofonia e l’elettronica usata da
numerose noise band come i Sonic Youth.
In verità la sfrontatezza di The Edge in Achtung Baby
è una delle più importanti chiavi lettura dello
spirito avventuroso dell’album. Il lamentoso e minimalista
stile della sua chitarra, tra i più caratteristici
e imitati del rock moderno, ha sempre fatto abbondante uso
di eco e riverberi; gli scintillanti colori di Until The End
Of The World, e il sublime fragore di Even Better Then The
Real Thing e Ultraviolet (Light My Way) sono immediatamente
riconoscibili; Ma altre canzoni dimostrano come il chitarrista
sappia disimpegnarsi bene anche tra difficili trame e arsenali
di effetti.
Ad esempio nella prima traccia – Zoo Station –
usa la chitarra come fosse uno strumento ritmico, ripetendo
un oscuro fraseggio che sostiene il ritmo mentre nel ritornello
aumenta la melodia; così anche in The Fly, si nota
la presenza di uno stridente riff che rimbalza sulla solida
linea di basso di Adam Clayton e il cui eco abbellisce la
batteria di Larry Mullen Jr.
Non manca certo il romanticismo melodrammatico di Bono, che
per l’occasione sembra interagire maggiormente con i
propri sentimenti…e anche con i suoi ormoni: “The
hunter will sin…for your ivory skin”, canta in
Who’s Gonna Ride Your Wild Horses, e in Even Better
Than The Real Thing millanta “I’m gonna make you
sing, give me half a chance, to ride on the waves that you
bring”.
Ma sorprendenti e oserei dire commoventi sono le riflessioni
di Bono sulla vita degli artisti: in Acrobat, su arrangiamenti
che richiamano il trasporto apocalittico di Bullet The Blue
Sky, supplica per l’ispirazione dicendo “What
are we goin’ to do now it’s all been said?”;
in The Fly, quasi in una sorta di auto-accusa, si lamenta
sussurrando “Every artist is a cannibal, every poet
is a thief”. Riconoscendo poi lealmente una sorta di
inadeguatezza e ipocrisia e dandone la colpa alla stato di
debolezza umana piuttosto che al fallimento della società,
Bono si presenta umile e più vulnerabile che in passato:”Desperation
is a tender trap, it gets you every time”, canta in
So Cruel.
Gli U2 non hanno perso la loro fede e Bono non ha abbandonato
il suo bisogno di “trovare quello che sta cercando”
(da I Still Haven’t Found What I’m Lookin’
For/ The Joshua Tree/ Island, 1987): alla stupenda ballad
One, la band affida il suo messaggio, e lo dice con una tale
urgenza che sa di rivelazione “We’re one, but
we’re not the same, we get to carry each other”.
Poche band possono disporre di un così grande potere,
ma è solo uno dei tanti momenti di Achtung Baby in
cui ci viene ricordato il perché questi ragazzi, prima
di essere il bersaglio dei loro stessi cinici scherzi, sono
dei mostri sacri del rock.
Canzoni +:
Until The End Of The World
Even Better Than The Real Thing
U2:
Bono: voce;
The Edge: chitarra;
Adam Clayton: basso;
Larry Mullen Jr: batteria
Samuel Torresani
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