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 Home > Articoli > L'Angolo del Rock > Led Zeppelin
Led Zeppelin IV
Samuel Torresani
Trieste - Atalanta
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Editoriale "L'angolo del Rock"

Led Zeppelin: Led Zeppelin IV
di Samuel Torresani - 2005

Led Zeppelin IV
Atlantic, 8 Novembre 1971
Beatles: "SGT. Pepper’s lonely hearts club band"
1 – BLACK DOG
2 - ROCK AND ROLL
3 – THE BATTLE OF EVERMORE
4 – STAIRWAY TO HEAVEN
5 – MISTY MOUNTAIN HOP
6 – FOUR STICKS
7 – GOING TO CALIFORNIA
8 – WHEN THE LEVEE BREAKS
Rate *****

Nel 1971 l’Inghilterra è un cantiere aperto, un enorme calderone in cui vengono mischiate nuove idee, nuove sonorità e nuove concezioni di rock che andranno poi a stamparsi sui dischi di quegli anni. I Led Zeppelin si apprestano ad affrontare la loro quarta prova in studio, e dopo i recenti scontri con la stampa inglese decidono di eliminare gli elementi estranei alla musica e concentrarsi solo sulla stessa. L’enigmatica copertina dell’LP è sintomatica di questa situazione: niente nome, niente titolo, con la presenza di quattro simboli magici che gli varranno anche il nomignolo di “Four Symbols”, affibbiatogli dai fans. Pochi fronzoli dunque, solo musica.

Potrebbe sembrare assai assurdo dire che i Led Zeppelin, una band mai particolarmente conosciuta per la sua tendenza a minimizzare le cose, abbiano prodotto un album decisamente ragguardevole per solidità, gusto e ingegnosità, ma in realtà in questo caso è proprio così.

La marcia pesante dei dinosauri del loro primo LP è svanita, come anche l’elettronica di Led Zeppelin II e i tristi movimenti acustici che sembravano appesantire il pur bello Led Zeppelin III. Ciò che è rimasto è la pompante energia adrenalinica che aveva dato alla luce grandi classici come Communication Breakdown e Whole Lotta Love, l’incredibile, acuto e preciso dinamismo vocale di Robert Plant, e alcuni tra i più solidi arrangiamenti di Jimmy Page, che anche in questo caso cura la produzione.

In Led Zeppelin IV la band ha toccato il suo punto più alto a livello artistico. Ciò è dimostrato dalla straordinaria varietà dell’album: delle otto tracce non ce n’è una che pesti i piedi a un’altra, o che vada fuori dal seminato. Sono presenti vecchie ballate inglesi (The Battle Of Evermore, a cui partecipa in veste di ospite la cantante dei Fairport Convention, Sandy Denny), una sorta di pseudo-blues per non perdere il contatto con il passato (Four Sticks), un paio di canzoni dal tipico sound zeppeliniano (Black Dog e Misty Mountain Hop), due autentiche prove di raffinata poesia (Stairway To Heaven e Going To California), e un paio di canzoni che non si smetteranno mai di ascoltare: la prima, evasivamente intitolata Rock And Roll, è un tentativo di omaggiare un certo tipo di donna (forse un po’ tardivo, ma in questo caso meglio tardi che mai): mentre la sessione ritmica è impegnata a simulare un continuo movimento sessuale, e la voce meditabonda di Plant intona “It’s been a long, lonely, lonely time” since last he rock and rolled, Jimmy Page si affianca prendendo poi il comando della situazione nel break, in una delle poche volte che in questo disco permette alla sua chitarra di emergere in modo evidente; in questo caso la semplicità del suo “note by note” dice molto su quanto l’artista sia maturato negli ultimi due anni.

All’abbagliante When The Levee Breaks, stranamente attribuita a tutti i membri della band - mentre invece è una cover di Memphis Minnie - è affidata la chiusura dell’album: basandosi su una fantastica progressione di accordi, il gruppo costruisce un’aria profonda da lungo tunnel, piena di sbalorditive soluzioni e con una maestosità che crea un perfetto climax. I Led Zeppelin negli anni hanno avuto parecchi tentativi di imitazione, ma è con canzoni come questa, e soprattutto come la bellissima e intramontabile Stairway To Heaven, che si capisce come tali imitazioni abbiano sortito effetto solo negli stili, mancando però di una reale conoscenza di ciò che di incommensurabile vi stava dietro.

Canzone + :
Stairway To Heaven
Rock And Roll

Led Zeppelin:
Robert Plant, voce;
Jimmy Page, chitarra;
John Paul Jones, basso e tastiere ;
John Bonham, batteria

Samuel Torresani



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