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 Home > Articoli > L'Angolo del Rock > Creedence Clearwater Revival
Cosmo’s Factory
Samuel Torresani
Trieste - Atalanta
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Editoriale "L'angolo del Rock"

Creedence Clearwater Revival: "Cosmo’s Factory"
di Samuel Torresani - 2005

Cosmo’s Factory
Fantasy, luglio 1970

Beatles: "SGT. Pepper’s lonely hearts club band" 1 – RAMBLE TAMBLE
2 – BEFORE YOU ACCUSE ME
3 – TRAVELLIN’ BAND
4 – OOBY DOOBY
5 – LOOKIN’ OUT MY BACK DOOR
6 – RUN THROUGH THE JUNGLE
7 – UP AROUND THE BEND
8 – MY BABY LEFT ME
9 – WHO’LL STOP THE RAIN
10 – I HEARD IT THROUGH THE GRAPEVINE
11 – LONG AS I CAN SEE THE LIGHT
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I Creedence Clearwater Revival sono oggi considerati una delle più importanti rock band della storia, e sicuramente buona parte di questa fama va attribuita al loro più grande successo, Cosmo’s Factory, il loro quinto album.

Cover a parte, la maggior parte della produzione discografica dei Creedence Clearwater Revival va ascritta a John Fogerty: mettendo da parte la sua indiscussa prolificità, l’abilità di Fogerty nello scrivere di getto canzoni era soprattutto dovuta alla sua perseveranza nel far provare la band per cinque giorni alla settimana in un magazzino convertito in sala prove nella zona industriale di Berkeley (California). È senza dubbio questo il motivo per cui il batterista Doug “Cosmo” Clifford descriveva il lavoro del gruppo in studio come quello degli operai di una fabbrica (da lì il titolo Cosmo’s Factory, La Fabbrica di Cosmo).

Già, Berkeley, California. La musica west coast di quegli anni è rock psichedelico allo stato puro: si passa da Hendrix ai Jefferson Airplane, dai Doors ai Grateful Dead: ebbene cosa hanno a che fare i Creedence con questi? Si direbbe praticamente niente, almeno dal punto di vista musicale. Infatti è così: I Creedence uniscono, blues, pop, rock, country e con la psichedelia non hanno niente a che spartire. L’unica cosa che accomuna tutti è la repulsione per la guerra in Vietnam.

Il 1969 aveva visto ben 3 album e sette singoli della band in classifica, ma il 1970 non sarebbe stato da meno: uscirono due album (il presente Cosmo’s Factory e, a dicembre, Pendulum, contenente la bellissima e celeberrima Have You Ever Seen The Rain?), e sei singoli ( Run ThroughThe Jungle, n.4; Who’ll Stop The Rain, n.2; Travellin’ Band, n.2; Lookin’Out My Back Door, n.2; Up Around The Band, n.4; Long As I Can See The Light, n.2). Tra le cover spicca una della più famose canzoni soul di tutti i tempi “I Heard It Through The Grapevine” firmata Strong/Whitfield e interpretata precedentemente da Marvin Gaye, canzone che i Creedence trasformarono dilatandola a più di 11 minuti di puro e torrido rock blues, con John Fogerty autore di una prestazione vocale e chitarristica impressionante, veramente da antologia.

Punti deboli dell’album – proprio a voler cercare il pelo nell’uovo – sono le cover “Ooby Dooby” e “My Baby Left Me”, non particolarmente interessanti.
Ricordo che la prima volta che sentii questo album avevo 8 anni, e lo ascoltai dal vecchio giradischi di mio padre a Little Rock nell’Arkansas, e la cosa che più mi impressionò fu il suono della registrazione. Oggi su cd l’effetto è decisamente diverso, ma se vi ascoltate un vecchio vinile di questo album troverete che canzoni come Up Around The Bend e Run Through The Jungle hanno un sound di voce e chitarra veramente esaltante, e non vi nascondo che quando le riascolto ancora mi mettono i brividi addosso.

Anche i testi sono figli del loro tempo: canzoni come Run Through The Jungle e Who’ll Stop The Rain sono diventati dei veri inni contro la guerra in Vietnam, e descrivono bene la situazione presente allora in un’America dilaniata al suo interno dal traumatico conflitto.

Cosmo’s Factory è un album che coglie il senso del tempo, ha un occhio rivolto a un recente e difficile passato, da cui prende quello che può, e un altro che guarda a un brillante ma sconosciuto e incerto futuro.
Decisamente un grande album.

Canzoni +:
Run Through The Jungle
Who’ll Stop The Rain
Up Around The Bend

Creedence Clearwater Revival:
John Fogerty: voce, chitarra;
Tom Fogerty: chitarra;
Stu Cook: basso;
Doug Clifford: batteria

 

Samuel Torresani





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