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 Home > Articoli > L'Angolo del Rock > Bob Dylan
Highway 61 Revisited
Samuel Torresani
Trieste - Atalanta
Contatto



Editoriale "L'angolo del Rock"

Bob Dylan: "The Times They Are A-Changin"
di Samuel Torresani - 2005

Highway 61 Revisited
Culumbia, 30 Agosto 1965

Bob Dylan, Highway 61 Revisited1 – LIKE A ROLLING STONE
2 - TOMBSTONE BLUES
3 - IT TAKES A LOT TO LAUGH, IT TAKES A TRAIN TO CRY
4 - FROM A BUICK 6
5 - BALLAD OF A THIN MAN
6 - QUEEN JANE APPROXIMATELY
7 - HIGHWAY 61 REVISITED
8 - JUST LIKE TOM THUMB’S BLUES
9 - DESOLATION ROW
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Siamo di fronte al capolavoro assoluto del poeta del Minnesota. È il primo disco di puro rock blues elettrico e stupisce per come Dylan si sia ben integrato nel nuovo ruolo di rocker, lasciandosi alle spalle la figura del folk singer.
Già dalla copertina si intuisce che siamo di fronte a un artista completamente diverso: la camicia psichedelica sopra una maglietta che riproduce la sua moto Triumph e l’aria di sfida con quell’atteggiamento fra il James Dean e il Marlon Brando denotano la sua voglia di cambiare; Bob Dylan è ora una delle rockstar più influenti al pari di Beatles e Rolling Stones, e la stessa “Like A Rolling Stone” supera “Satisfaction” per il titolo di miglior 45 giri del rock.

In questo lavoro Dylan è accompagnato da eccellenti musicisti quali Al Kooper, Mike Bloomfield, Bobby Gregg, Paul Griffin, ma ciò non basta a diminuire la sorpresa di fronte alla sicurezza con cui è stata portata avanti questa importante svolta stilistica, destinata a dare un impulso fondamentale alla nascita del folk rock. Con Highway 61 si è giunti a un punto di non ritorno: da qui in avanti il rock elettrico sarà l’unica musica possibile, e da qui nasceranno la psichedelica, le grandi rock band e l’acid rock californiano.
Nella primavera del 1965 Dylan è per un tour in Inghilterra, e a Londra incontra e stringe amicizia con Beatles, Rolling Stones e Eric Clapton, incontri fondamentali per la nuova scelta stilistica.

Le lavorazioni dell’album iniziano a giugno sotto la supervisione di Tom Wilson dalla cui produzione nascerà la sola “Like A Rolling Stone”; poi la direzione passa a Bob Johnston, altra figura di produttore accomodante che non contrasta le idee di Dylan in studio.
L’attacco di “Like A Rollin Stone” è inequivocabile: rock elettrico scatenato, travolgente. Il testa parla di una donna che ha scelto la libertà e a cui Dylan regala un verso che sa di perla di saggezza “…se non hai niente, non hai niente da perdere…”. Secco è il blues di “Tombstone Blues” fatto di chitarra acida, con una base ritmica scatenata e con la voce di Dylan che rincorre le impennate del piano.
“It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry” comincia con lo stile tipico della ballata folk degli album precedenti in un dolce arpeggio di chitarra: ma a differenza degli esordi, qui irrompono anche pianoforte e batteria, che trasformano il brano in una dolce e scoordinata ballata pop.

“Ballad Of A Thin Man” sa molto di colonna sonora da film western con tanto di duello da vaudeville e veemente attacco alla piccola borghesia americana. Poi torna l’organo a farla da padrona in “Queen Jane Approximately”, seguita dalla title-track dai suoni bizzarri in un tempo da marcetta.
Il disco si va a concludere con “Just Like Tom Thumb’s Blues” e con la splendida “Desolation Row”: è una fantastica visione dylaniana di un’altra America, con personaggi bizzarri che affollano la stradina che dà il nome alla canzone; è una dolente, lunghissima, emozionante ballata acustica che riavvicina l’autore al suo mito personale, Woody Guthrie.
Highway 61 Revisited fu n.3 negli USA e n.4 in GB, anche se non fu così venduto come sarebbe dato supporre.

Canzoni + :
LIKE A ROLLING STONE
DESOLATION ROW
JUST LIKE TOM THUMB’S BLUES

 

Samuel Torresani





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