Editoriale "L'angolo del Rock"
Beatles: SGT. Pepper’s lonely
hearts club band
di Samuel
Torresani - 2005
SGT. Pepper’s lonely hearts
club band
Parlophone 1967
1
– SGT.PEPPER’S LONELY HEARTS CLUB BAND
2 – WITH A LITTLLE HELP FROM MY FRIENDS
3 – LUCY IN THE SKY WITH DIAMONDS
4 – GETTING BETTER
5 – FIXING A HOLE
6 – SHE’S LEAVING HOME
7 – BEING FOR THE BENEFIT OF MR.KITE!
8 – WITHIN YOU WITHOUT YOU
9 – WHEN I’M SIXTY-FOUR
10 – LOVELY RITA
11 – GOOD MORNING, GOOD MORNING
12 – SGT.PEPPER’S LONELY HEARTS CLUB BAND (Reprise)
13 – A DAY IN THE LIFE
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“La prima volta che ascoltai quest’album sentii
subito di amarlo, e dopo un sacco di anni a risentirlo, suona
ancora fresco. Noi stessi non ci aspettavamo un tale risultato
da quel lavoro. Indubbiamente è un LP che ha rivoluzionato
il rock & roll, influenzando le quasi quattro decadi successive”,
così Paul McCartney commentava Sgt. Pepper’s
Lonely Hearts Club Band in un’intervista gentilmente
concessami un paio di anni fa; anzi, io personalmente lo definirei
più un simbolo che un semplice disco, una magica cerniera
tra il mondo beat e la nuova scena giovanile che va definendosi
intorno al ’68; tutto in questo album fa epoca, dalla
celebre copertina alla musica (completo e totale concentrato
di idee), ai riferimenti alla nuova cultura, soprattutto alla
droga.
I testi si fanno più profondi e incisivi, il look misurato
dei primi anni lascia il posto a barbe irsute, capelli sempre
più lunghi, i vestiti eccentrici. I Beatles non sono
più i “bravi ragazzi” di prima, né
ci tengono ad esserlo. Già dagli album Rubber Soul
(Parlophone, 1965) e Revolver (Parlophone, 1966), i Fab Four
sono diventati un gruppo da sala incisione, dedicando alle
loro opere una cura straordinaria, avvalendosi delle più
moderne tecnologie e ricercando nuove forme di espressione:
ma sicuramente è con Sgt. Pepper’s Lonely Hearts
Club Band che arrivano al culmine di tale metamorfosi. Poco
dopo la fine delle registrazioni, infatti, mentre i quattro
sono in India ospiti del Maharishi Mahaheshi Yogi, Brian Epstein
muore in circostanze misteriose, e la sua scomparsa sarà
ben più di un grave dispiacere; i Beatles non perdono
solo un amico e un manager, ma anche il perfetto collante
che permetteva di mantenere intatti gli equilibri interni
del gruppo, equilibri che dopo questa scossa si faranno sempre
più precari.
Ma andiamo con ordine.
Nella stessa intervista Paul McCartney mi diceva di ritenere
Sgt. Pepper l’unico album dei Beatles che fosse realmente
nato da una sua esclusiva idea. Decise di creare una sorta
di alter ego perché ormai, vista la loro incredibile
celebrità, la gente si aspettava che John cantasse
in un certo modo, che le canzoni di Paul avessero un certo
sound, e questo alla lunga aveva imprigionato i quattro in
schemi che ora volevano rompere. Volevano un album in cui
fosse un fantomatico Sergent Pepper ad approcciare a modo
suo alle canzoni, e Sergent Pepper li liberò.
Chiaramente il concetto di Sgt. Pepper fu più importante
come escamotage, per la via di fuga psicologica che concesse
ai Beatles che non per la sua specifica presenza nell’album.
Infatti, a parte pochi segni – le uniformi ultracolorate,
il tema della canzone iniziale, successivamente ripresa prima
della fine e la parte di cantato di Ringo in With A Little
Help From My Friends – gli alter ego non lasciano tracce
di sé; ma basta dare un’occhiata alla copertina
– nella quale in mezzo agli eroi giovanili della band,
ci sono le statue di cera dei Fab Four “prima maniera”
e i nuovi Beatles, irsuti e dal look serioso – per capire
quanto i quattro fossero cambiati dai tempi di Love Me Do,
A Hard Day’s Night o Help. Dietro la maschera degli
alter ego i Beatles hanno finalmente dato il permesso al loro
vero volto di emergere.
La loro liberazione non è stata semplicemente funzionale
alla trattazione di temi scottanti come l’assunzione
di droghe (Lucy In The Sky With Diamonds), il paradossale
giudizio delle filosofie religiose orientali (Within You Without
You) o la sterile assurdità dei valori tradizionali
(A Day In The Life), ma al contrario Sgt. Pepper è
pieno di humour e maliziose burla: non è solo il più
ambizioso album dei Beatles a livello artistico, ma anche
il più divertente e buffo.
Per esempio dovete sapere che nel lato B dell’LP sono
stati disseminati degli ultrasuoni. L’idea venne a John
quando, racconta sempre Paul, parlando con gli ingegneri del
suono di lunghezze d’onda e kilohertz, venne a sapere
che gli uomini non potevano percepirli, ma i cani sì:
si immaginava così l’ascoltatore che se ne stava
beatamente seduto a sentire il disco e il suo cane che cominciava
a tenere comportamenti alquanto strani!!! Ma non è
l’unica trovata dalla genesi burlesca dell’album.
Dal punto di vista del songwriting, si trovano canzoni di
sicuro altissimo livello come With A Little Help From My Friends
(appositamente composta per Ringo, la cui interpretazione
verrà surclassata un paio di anni più tardi
da quella di un invasato ubriacone di nome Joe Cocker a Woodstock),
Lucy In The Sky With Diamonds, che John giurò di aver
scritto guardando la figlia giocare, ma ben pochi gli credettero
( per quei pochi che ancora non lo sapessero, i Beatles furono
accusati di fare abbondante uso, come tutte le altre band
del periodo, di acido lisergico – LSD - che guarda caso
sono le iniziali dei sostantivi del titolo della canzone (Lucy
- Sky - Diamonds), Getting Better, Fixing A Hole e A Day In
The Life, pezzo finale che narra in pochi minuti quanto sia
breve il passaggio dal quotidiano un po’ surreale, raccontatoci
da Lennon e McCartney con rapidi bozzetti, al caos primordiale
evocato da un’orchestra sinistramente impazzita.
Canzoni +:
Lucy In The Sky With Diamonds
Getting Better
Fixing A Hole
Beatles:
John Lennon, voce, chitarra, piano;
Paul McCartney, voce, basso, piano, chitarra;
George Harrison, voce, chitarra, sitar;
Ringo Starr, batteria.
Samuel Torresani
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