Comunicato stampa ACEP 14 nov 2007
PETIZIONE PER LA REVISIONE DEL
TRATTAMENTO ENPALS PER I MUSICISTI CHE SVOLGONO UN'ATTIVITA'
AUTONOMA
Da diversi associati abbiamo ricevuto
la sollecitazione ad aderire e sostenere una "Petizione
on-line", che riguarda non soltanto i concertisti di
musica seria, ma anche tanti musicisti con lavoro "intermittente",
i quali chiedono legittimamente di fare ordine nelle intricate
maglie delle normative previdenziali dell'ENPALS (Ente Nazionale
di Previdenza e di Assistenza per i Lavoratori dello Spettacolo
e dello Sport Professionistico).
Ritenendo utile, in ogni caso, stimolare un approfondimento
delle problematiche evidenziate, onde pervenire a soluzioni
equilibrate e rispettose delle peculiarità che connotano
molti lavoratori dello spettacolo, ti invitiamo a leggere
il testo di questa Petizione (che riportiamo qui sotto integralmente,
in corsivo) e a sottoscriverla on-line al seguente indirizzo:
http://www.petitiononline.com/enpals/
-- PETIZIONE ------------------------------------------------------------------------
"Al Presidente della Repubblica
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Ministero delle Finanze
Al Ministero dei Beni Culturali
Gentile Presidente,
Le scriviamo per segnalarLe una gravissima
ingiustizia tributaria che da molti anni si perpetua ai
danni dei musicisti che - come noi - esercitano la loro
professione nell'attività concertistica.
Per ogni concerto tenuto in Italia, la legge ci obbliga
a versare all'Enpals una percentuale del nostro cachet,
e anche gli enti organizzatori devono pagare un'ulteriore
quota.
In totale, per ogni nostro concerto viene versato all'Enpals
più del 30% del nostro cachet ma, in pratica, nessuno
di noi avrà mai diritto alla pensione da parte dell'Enpals.
Infatti, la legge prevede che la pensione per la nostra
categoria professionale venga erogata dopo almeno 20 anni
di contributi, e per raggiungere un anno occorrono 120 giornate
lavorative.
Poiché generalmente un concerto viene conteggiato
come una giornata contributiva, per raggiungere un anno
di contributi sarebbero necessari circa 120 concerti effettuati
in Italia con regolari contributi versati.
Per raggiungere la quota necessaria per la pensione, ossia
20 anni, sono quindi necessari 2400 concerti effettuati
in Italia: un traguardo che nella storia della Repubblica
Italiana forse nessun concertista classico è mai
riuscito a raggiungere.
Infatti la nostra professione prevede che i concerti siano
preceduti da un lungo periodo di preparazione (che l'Enpals
evidentemente ignora), e per di più molti di noi
svolgono la propria attività principalmente all'estero,
la quale, di solito, non rientra nei conteggi Enpals.
Noi versiamo ogni anno all'Enpals molto di più delle
trattenute previdenziali di gran parte degli impiegati statali,
e, se la legge non cambia, non solo non avremo mai la pensione
pubblica, ma neanche ci verrà restituita l'enorme
cifra versata invano.
Alcuni di noi hanno chiamato il "call center"
dell'Enpals per chiedere chiarimenti, e ci è stato
confermato quanto sopra; e addirittura gli stessi impiegati
Enpals ci hanno suggerito di provvedere in proprio ad una
pensione privata, visto che altrimenti resteremo senza.
Questa è solo una delle varie ingiustizie che subiamo
da parte del Fisco italiano: tra Enpals, ritenuta d'acconto,
Iva e altre trattenute, più del 60% dei nostri cachet
è versato in tasse.
E, sia all'estero che in Italia, spesso costiamo agli organizzatori
molto di più dei nostri colleghi stranieri, i quali
godono di molte agevolazioni che a noi non sono concesse.
Chiediamo, dunque, le seguenti modifiche alla normativa
che regola la tassazione della nostra attività:
- L'abolizione del limite minimo di 120 giornate contributive
annuali per ottenere il diritto alla pensione. La pensione,
come già avviene nella maggior parte degli altri
paesi europei, deve essere proporzionale alle somme versate
all'Enpals, e indipendente dal numero di giornate contributive.
- L'introduzione di un regime fiscale speciale per i musicisti
professionisti, che tenga conto delle caratteristiche essenziali
della produzione del reddito; la possibilità di ottenere
il modulo E 101, come per i nostri colleghi stranieri; il
recupero totale delle tasse pagate all'estero; l'introduzione
di meccanismi di detrazione fiscale degli oneri sostenuti,
quali le spese di trasferimento e soggiorno.
La ringraziamo per la Sua preziosa considerazione,
augurandoci che, con il Suo aiuto, sia possibile risolvere
al più presto questa paradossale situazione, che
per molti versi è contraria ai principi della Costituzione
Italiana."
Seguono firme all'indirizzo http://www.petitiononline.com/enpals/
(finora oltre 16.000)
[Comunicato stampa ACEP]
L'ACEP ricorda che: "il diritto d'autore non è
una tassa, bensì la giusta remunerazione per il lavoro
intellettuale svolto dall'autore".
L'ACEP ricorda anche, a tutti i musicisti esecutori, come
facciamo mensilmente già da oltre due anni, che "la
fedele compilazione dei programmi SIAE è fondamentale
per la corretta ripartizione dei diritti agli autori, compositori
ed editori delle opere utilizzate".
A tal proposito, al fine di stimolare la massima correttezza
nella compilazione dei programmi musicali, gli Organi sociali
della SIAE hanno deciso, già dall'anno 2006, che se
un programma musicale, in seguito a controlli della stessa
SIAE risulta irregolare per oltre il 20%, scatta immediatamente
l'esclusione dalla ripartizione per un intero semestre di
tutti i programmi sottoscritti da quell'esecutore o dai componenti
di quel gruppo musicale. Inoltre, recentemente, l'esclusione
dalla ripartizione è stata estesa a due consecutivi
semestri, in caso di recidiva.
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