Antitrust USA contro Apple

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Apple finisce al centro delle critiche (e non è certo la prima volta) e finisce altresì nel mirino delle autorità americane (e anche questa non è certo la prima volta). Stando a quanto ricostruisce la stampa a stelle e strisce, infatti, gli accordi che la compagnia di Cupertino avrebbe stretto con le case discografiche sarebbero finite sotto la lente delle attività dei procuratori generali degli Stati del Connecticut e di New York, che hanno ora avviato un’istruttoria volta ad accertare eventuali violazioni antitrust.

Per la società della mela si tratta di un nuovo possibile ostacolo che potrebbe complicare l’applicazione delle proprie strategie all’interno di un mercato – quello dello streaming musicale – che la vede fronteggiare altri competitors particolarmente agguerriti, come Spotify. E proprio Spotify, ricostruiva ancora la stampa locale, starebbe affilando le armi in vista della battaglia della società che fu di Steve Jobs. Spotify, fondata nove anni fa, vanta ora ben 20 milioni di abbonati in tutto il mondo, e 55 milioni di clienti che invece scelgono di ascoltare gratuitamente la musica grazie alla presenza delle pubblicità.

Tornando al caso Apple, le indagini in corso starebbero valutando se Apple abbia sollecitato le case discografiche a non accettare il modello di Spotify e YouTube, al fine di contrastare chi può permettere di ascoltare musica gratis in cambio dell’ascolto della pubblicità.

Il caso è divenuto pubblico dopo che il procuratore di New York, Eric Schneiderman, ha pubblicato online una lettera di Universal Music, il leader dei colossi discografici, nella quale la società afferma che non vi sarebbero accordi con Sony Music, Warner Music o Apple per «impedire la disponibilità dei servizi di streaming musicale gratuiti con pubblicità».

Come ricostruiva il Corriere della Sera, citando tra i virgolettati le dichiarazioni di Matt Mittenthal, portavoce di Schneiderman, “questa lettera rientra in un’indagine nel settore dello streaming della musica, un’industria in cui la concorrenza si è tradotta in nuovi e differenti mezzi per i consumatori per ascoltare la musica”.

Ancora, Mittenthal ricorda come “per preservare questi benefici è importante assicurare che il mercato continui a svilupparsi senza collusione o altre pratiche non concorrenziali”. Universal afferma di voler condividere l’impegno dei procuratori generali, collaborando per realizzare un mercato ancora più forte e competitivo. Non certo una buona pubblicità per un servizio in procinto di lancio (l’inaugurazione del nuovo servizio Apple sarà il prossimo 30 giugno), e che costerà 10 dollari al mese, contribuendo a diversificare ulteriormente il fatturato di Apple.

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