Antidoto contro il veleno dei serpenti, un mercato da scoprire

Sono oltre 100 mila, ogni anno, le persone che perdono la vita per colpa del morso velenoso di un serpente. Eppure le case farmaceutiche sembrano trascurare la ricerca di una sorta di immunizzazione contro il veleno dei serpenti, nonostante tale obiettivo sia a portata di mano, come dimostrano recenti convegni.

Di fatti, l’antidoto contro il veleno esiste, ma quello tradizionale è diventato sempre più caro, con ciò che ne consegue sul fronte della facile disponibilità. Qualche esempio? In Africa la dose di siero antiveleno faro di Sanofi-Pasteur, Fav-Africa, costava 10 euro vent’anni fa mentre oggi il prezzo è salito a 120 euro. E questo anche perchè il laboratorio ha cessato la produzione e non c’è più magazzino per questo prodotto messo fuori mercato da parte dei concorrenti indiani, del Brasile, Messico e Sud Africa, che sono più economici.

Il risultato è che negli anni è esploso il problema di procurarsi antidoti a prezzi ragionevoli, con una maggiore incidenza nei Paesi che sono colpiti dal fenomeno dell’avvelenamento, come le nazioni africane. E, probabilmente, proprio perchè interessa maggiormente i paesi più poveri la questione interessa poco e l’industria chimica e farmaceutica stenta a investire.

La sfida che dunque si apre ai ricercatori è particolarmente ardua e interessante da percorrere. Eppure, qualche mese fa, al congresso di San Josè, alcuni ricercatori svelarono come mai l’opossum è immunizzato contro il morso velenoso del serpente a sonagli. Secondo i ricercatori, capitanati da Claire Komvives, l’animale deve questa protezione a una proteina, più specificamente a una piccola frazione di essa, un peptide di 11 amminoacidi presenti nel suo sangue.

Di qui, il passo successivo: isolando questo peptide e iniettandolo nei topi è riuscito a proteggere i roditori contro il veleno del rettile americano più temuto. Anche se promettente, la pista dei peptidi non è stata indagata a fondo dalla ricerca farmaceutica con la motivazione che sugli uomini il peptide potrebbe comportarsi in maniera differente rispetto a quanto registrato sui topi.

Nonostante ciò, se venisse sperimentata tale potenziale medicina potrebbe consentire lo sviluppo di antidoti a prezzi incomparabilmente inferiori a quelli oggi in vigore, secondo i ricercatori autori dello studio presentato al congresso Usa. Non ci rimane dunque che sperare in passi in avanti sotto tale profilo, e nel rinnovato impegno da parte di qualche casa farmaceutica che decida di “scommettere” su questo settore farmaceutico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *